Case study

Ballestra: il percorso di adoption dell'AI, dal campo base alla vetta

Ballestra: il percorso di adoption dell'AI, dal campo base alla vetta

Il progetto

Ballestra: il percorso di adoption dell'AI, dal campo base alla vetta

«Adottare gli strumenti digitali oggi non significa semplicemente implementarli. È necessario seguire un percorso strutturato, che aiuti le persone a usarli in modo consapevole».

Fondata nel 1960 dall'ingegnere Mario Ballestra, Ballestra è oggi un punto di riferimento globale nella progettazione e fornitura di impianti per la produzione di detergenti, tensioattivi, sapone e chimica industriale. In oltre sessant'anni di storia, l'azienda ha costruito una rete internazionale con uffici operativi in Europa, Asia, Medio Oriente e America Latina, accompagnando i propri clienti in ogni fase del processo: dalla progettazione e ingegneria fino alla costruzione, messa in servizio, manutenzione e ottimizzazione degli impianti.

Un modello tailor-made, fondato sulla comprensione profonda delle esigenze del cliente e su una ricerca tecnologica continua. È questa la cultura che Ciro Comini, Chief Information Officer dell'azienda, ha portato anche nell'approccio alla trasformazione digitale: nessuna scorciatoia, nessuna soluzione preconfezionata. Solo un percorso costruito con metodo.

 

 

Una finestra che si apre: l'AI entra in azienda

C'è un momento preciso in cui molte aziende si sono trovate di fronte a una scelta: ignorare l'intelligenza artificiale che bussava alla porta degli strumenti di produttività, oppure aprire e capire cosa ci fosse davvero dall'altra parte. Ballestra ha scelto di aprire, ma con metodo.

«Avevamo la consapevolezza della necessità di rendere il nostro ambiente digitale più moderno, integrato e sicuro», racconta Ciro. Una visione chiara su dove puntare: una collaborazione più fluida tra i team nelle diverse fasi di progetto, una gestione più strutturata di dati e strumenti, un'efficienza operativa all'altezza della complessità dei progetti che Ballestra porta avanti ogni giorno nel mondo.

Ma al di là dei processi, c'era una sfida più sottile e forse più difficile: le persone. Introdurre nuovi strumenti senza preparare chi li avrebbe usati ogni giorno avrebbe significato sprecare tutto il potenziale. «Volevamo accompagnare le persone nel cambiamento culturale», spiega Ciro, «affinché utilizzassero gli strumenti in modo più efficace». Perché un cambiamento che non coinvolge le persone non è un cambiamento, è solo una spesa.

 

AI Base Camp: costruire le fondamenta per scalare la vetta

Il percorso intrapreso con Impresoft 4ward ha preso il nome di AI Base Camp e la metafora è tutt'altro che casuale. Prima di scalare una montagna, bisogna costruire il campo base: organizzarlo, attrezzarlo, preparare chi salirà. Solo da lì si parte in sicurezza verso la vetta.

Lo stesso vale con l'intelligenza artificiale. L'AI non trasforma un'organizzazione per il solo fatto di essere introdotta, ma amplifica ciò che trova. Se trova ordine, amplifica la produttività. Se trova caos, amplifica anche quello. Ecco perché il punto di partenza non è la tecnologia, ma le fondamenta: gli spazi digitali, i processi, le competenze delle persone.

Da questa consapevolezza nasce la struttura del programma, pensata per trasformare l'esperienza individuale in patrimonio collettivo: ogni scoperta, ogni ora risparmiata diventa un caso d'uso a disposizione di tutta l'azienda. Il primo passo è stato selezionare gli Innovators, 45 persone all'interno di Ballestra chiamate a sperimentare gli strumenti di AI nella loro quotidianità e a documentare ciò che imparavano, all'interno di una community collaborativa in cui confrontarsi e mettere a fattor comune risultati e difficoltà. Un lavoro che, al termine del percorso, si è trasformato in un archivio di pratiche reali, pronto per essere condiviso con tutta l'organizzazione.

 

I numeri dicono, le persone confermano

In due mesi, i numeri parlavano chiaro: 79 casi d'uso individuati, con un risparmio medio di circa un'ora per caso d'uso, da un minimo di 2 minuti a un massimo di 600, subito pronti per essere adottati da chiunque in azienda affronti le stesse sfide.

Ma i numeri raccontano solo metà della storia. L'altra metà ha il volto delle persone che li hanno generati: «C'è stata un'ottima risposta da parte dei nostri utenti nell'imparare a utilizzare gli strumenti», continua Ciro, «e nel rendere queste best practice parte dell'uso quotidiano». Segno che gli strumenti avevano trovato il loro posto nel lavoro quotidiano e che qualcosa aveva davvero funzionato.

 

Salire insieme: la differenza la fa chi cammina con te

Dietro quei risultati c'è anche il modo in cui i due team hanno lavorato insieme. «L'implementazione delle varie fasi si è svolta in completa sinergia», sottolinea Ciro, segno di una collaborazione in cui Impresoft 4ward non ha agito come fornitore esterno, ma come guida lungo ogni fase del percorso. «C'è stato proprio un atteggiamento favorito molto da voi», aggiunge, «dalla vostra capacità di adattare il percorso secondo le nostre esigenze particolari».

Il risultato? Un'organizzazione che oggi si sente «molto più matura», con un patrimonio di conoscenza condivisa che continuerà a generare valore ben oltre la fine del percorso.

 

Il consiglio di chi l'ha vissuto

A chi gli chiede se consiglierebbe un percorso simile, Ciro non ha dubbi: «Assolutamente sì. Perché oggi non si possono più semplicemente implementare strumenti. Bisogna seguire un percorso strutturato, che aiuti il personale a usarli in modo consapevole e che permetta di procedere gradualmente nel tempo».

Un invito rivolto a tutte le realtà industriali che si trovano a dover governare la trasformazione digitale: la tecnologia è pronta, la domanda vera è se le persone lo sono. E la risposta, come dimostra Ballestra, dipende da come si sceglie di accompagnarle.

 

  • Company Name: Ballestra
  • Settore: Industria Chimica
  • Dimensioni: 450+ dipendenti
  • Ambito: AI Adoption & Change Management
  • Soluzioni: AI Base Camp