Cloud compliance nel banking e finance: strategie per la resilienza digitale 2026
Cloud compliance nel banking e finance: strategie per la resilienza digitale 2026

Cloud compliance nel banking e finance: strategie per la resilienza digitale 2026

Autore: Impresoft 4ward

Banking e cloud security: raggiungere la compliance nel nuovo quadro normativo

Il settore finanziario europeo vive una fase di profonda trasformazione. Il cloud computing non è più una scelta tecnologica tra tante, ma l'infrastruttura portante su cui costruire la finanza del futuro: scalabile, efficiente, capace di rispondere in tempo reale alle esigenze dei clienti.

Eppure, proprio mentre le banche accelerano la migrazione verso il cloud, il legislatore europeo ha inasprito in modo significativo i requisiti di resilienza operativa e sicurezza ICT.

Non parliamo di semplici linee guida o raccomandazioni: il Regolamento DORA, NIS2 e le normative nazionali hanno introdotto obblighi vincolanti e aperto scenari di applicazione di sanzioni severe nei casi in cui quest’ultimi non vengano adempiuti.

Il risultato? Un apparente paradosso: da un lato, la spinta verso il cloud come motore di innovazione; dall'altro, una stretta normativa che sembra complicare l'adozione.

La realtà è che questo scenario rappresenta anche un'opportunità strategica per gli istituti capaci di interpretare correttamente la compliance come elemento costitutivo della propria infrastruttura digitale, anziché come vincolo esterno.

La compliance cloud nel banking del 2026 si gioca su tre pilastri:

  1. Resilienza operativa: garantire continuità anche in scenari di stress estremo.
  2. Controllo dei fornitori critici: mantenere governance effettiva sull'intera catena di outsourcing.
  3. Accountability del management: rendere il board direttamente responsabile delle scelte ICT.

Chi saprà presidiare questi tre ambiti trasformerà la compliance da costo a vantaggio competitivo, costruendo un ecosistema digitale più robusto, trasparente e affidabile.

[Del quadro normativo europeo e le relative sfide per tutti i settori regolamentati ne abbiamo già parlato in un articolo introduttivo, che vi invitiamo a consultare prima di immergervi nella lettura.]

 

Regolamento DORA: il game changer per la resilienza ICT nel settore finanziario

Il Digital Operational Resilience Act (DORA) rappresenta il cambiamento più rilevante degli ultimi vent'anni nella regolamentazione ICT del settore finanziario. DORA non rinnova la legislazione esistente, ma costituisce un vero e proprio cambio di paradigma che riconosce il cloud e i servizi ICT come infrastrutture critiche per la stabilità del sistema bancario europeo.

I quattro pilastri per la compliance DORA

Il regolamento si articola su quattro aree di intervento, ciascuna con implicazioni dirette sulla gestione del cloud:

1. ICT Risk Management Framework

Ogni istituto deve dotarsi di un framework completo di gestione dei rischi ICT, che includa:

  • Identificazione di tutti i sistemi critici e delle loro dipendenze.
  • Protezione attraverso controlli di sicurezza proporzionati al rischio.
  • Rilevamento tempestivo di anomalie e potenziali incidenti.
  • Risposta e recovery con procedure testate e documentate.

Il cloud introduce complessità nella mappatura delle dipendenze: un'applicazione apparentemente semplice può dipendere da decine di servizi sottostanti, alcuni dei quali condivisi con altri clienti del provider.

 

2. Incident reporting

DORA impone obblighi stringenti di notifica degli incidenti ICT alle autorità di vigilanza:

  • notifica iniziale entro 4 ore dalla classificazione come incidente rilevante
  • report intermedio entro 72 ore
  • report finale con analisi delle cause e azioni correttive.

Per gli istituti che usano il cloud, questo significa dover coordinare le informazioni con il provider, che potrebbe non essere immediatamente in grado di fornire tutti i dettagli necessari.

 

3. Digital Operational Resilience testing

Forse l'aspetto più innovativo: DORA richiede test avanzati di resilienza, inclusi scenari di threat-led penetration testing (TLPT) per gli istituti più rilevanti. I classici disaster recovery test non bastano più: servono simulazioni realistiche che verifichino la capacità di resistere ad attacchi sofisticati o failure dei fornitori cloud.

4. Third-party Risk Management

Il cuore della compliance cloud: DORA introduce un registro europeo dei fornitori ICT critici e impone alle banche di:

  • mantenere un registro interno di tutti i fornitori ICT
  • classificare quali sono critici o importanti
  • garantire diritti di audit, accesso e ispezione senza limitazioni
  • predisporre exit strategy operative e testate.

Regolamento DORA e cloud: implicazioni pratiche

Per le banche che adottano servizi cloud, il Regolamento DORA si traduce in alcuni requisiti operativi che non sono negoziabili:

  • Contrattualizzazione rafforzata: clausole specifiche su audit, sub-outsourcing, localizzazione dati, exit.
  • Concentrazione del rischio: obbligo di valutare e mitigare la dipendenza eccessiva da un singolo provider.
  • Notifiche di modifica: il provider deve comunicare preventivamente qualsiasi cambiamento significativo.
  • Business continuity: piani documentati per gestire l'indisponibilità prolungata del servizio cloud.

Per una panoramica più completa ed esaustiva sul regolamento DORA, vi invitiamo all'approfondimento del nostro articolo dedicato.

 

Il framework normativo italiano: Banca d'Italia e ACN

L’Italia non si è limitata a recepire le direttive europee in materia di resilienza digitale, ma ha sviluppato un quadro regolamentare e di vigilanza ancora più esteso e rigoroso. L’azione del legislatore e delle autorità di controllo, in particolare della Banca d’Italia, ha portato alla definizione di norme che si allineano sì al Regolamento DORA, ma che, in alcuni casi, ne anticipano addirittura l’impianto e le finalità.

Questa evoluzione normativa vuole riflettere la volontà da parte degli organi nazionali di garantire un presidio effettivo e continuativo sui rischi tecnologici e operativi, con particolare attenzione all’outsourcing dei servizi ICT e alle relazioni con i fornitori critici, come i provider cloud.

Le disposizioni di Banca d'Italia sull'outsourcing

Le Disposizioni di vigilanza in materia di organizzazione e governo societario di Banca d'Italia dedicano ampio spazio all'outsourcing ICT. I principi chiave sono:

  • Proporzionalità ma non esenzione: anche piccoli istituti devono rispettare standard elevati quando esternalizzano funzioni critiche.
  • Responsabilità inalienabile: l'istituto resta sempre responsabile delle funzioni esternalizzate. Non può "scaricare" sul provider eventuali inadempimenti.
  • Controllo sostanziale: la banca deve mantenere competenze interne sufficienti a valutare e controllare il fornitore, evitando dipendenze asimmetriche.
  • Catena di fornitura: l'istituto deve conoscere e autorizzare eventuali sub-fornitori utilizzati dal provider cloud.

Il risultato diretto di queste disposizioni è quello di rendere particolarmente delicata la scelta dei provider cloud: non basta un brand riconosciuto o una certificazione generica, serve trasparenza operativa completa.

Il ruolo dell'ACN per le infrastrutture critiche

L'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha competenza sulla sicurezza delle infrastrutture critiche, categoria in cui rientrano le banche di rilevanza sistemica. L'ACN ha introdotto:

  • perimetro di sicurezza nazionale cibernetica: include i principali gruppi bancari
  • obblighi di notifica degli incidenti cyber entro tempistiche stringenti
  • valutazione dei fornitori extra-UE per servizi ad alta criticità

Per le banche, questo si traduce in un doppio livello di vigilanza: da un lato Banca d'Italia sulla resilienza operativa e organizzativa, dall'altro ACN sulla sicurezza cibernetica.

NIS 2: l'anello di congiunzione

Il recepimento italiano della Direttiva NIS2 (D.Lgs. 138/2024) completa il quadro, introducendo:

  • responsabilità personale degli amministratori in caso di gravi violazioni
  • sanzioni amministrative fino al 2% del fatturato globale
  • obblighi di formazione continua per il management su temi cyber

La combinazione di Regolamento DORA, disposizioni Banca d'Italia e Direttiva NIS2 crea un ecosistema normativo tra i più stringenti al mondo. Ma, diciamocelo, anche tra i più chiari: le banche italiane sanno esattamente cosa ci si aspetta da loro.

 

Architettura cloud e compliance: modelli operativi per banking e finance

A fronte del quadro normativo complesso precedentemente illustrato, la domanda da porsi è quali siano le architetture cloud che permettono alle banche di innovare restando conformi.

A questa domanda non esiste una risposta unica, ma possiamo osservare alcuni dei pattern che si sono affermati come best practice del settore.

Modello 1: Cloud ibrido con core on-premise

Si tratta del modello più diffuso tra le banche tradizionali.

Caratteristiche:

  • Core banking e sistemi di pagamento restano on-premise o in cloud privato dedicato
  • Applicazioni di front-end, CRM, analytics migrano su cloud pubblico qualificato
  • Data residency garantita per i dati più sensibili
  • Interconnessione sicura tra ambienti tramite VPN o direct connect

Vantaggi:

  • Massimo controllo sui sistemi critici
  • Migrazione graduale e a basso rischio
  • Conformità "by design" con requisiti di sovranità dei dati

Svantaggi:

  • Maggiore complessità di gestione
  • Costi di interconnessione
  • Potenziale sottoutilizzo delle capacità cloud

Quando sceglierlo: nel caso di istituti con infrastrutture legacy complesse, elevato risk appetite conservativo, e in necessità di mantenere competenze on-premise.

Modello 2: Multi-cloud con provider qualificati EUCS

L’adozione di architetture cloud ibride certificate EUCS tratta dell’approccio preferito dalle banche che intraprendono percorsi di innovazione e rinnovamento delle infrastrutture:

Caratteristiche:

  • Diversificazione tra due o più cloud provider certificati
  • Workload distribution basata su criticità e caratteristiche applicative
  • Cloud-native development con architetture a microservizi
  • Portabilità garantita tramite containerizzazione (Kubernetes)

Vantaggi:

  • Mitigazione del rischio di concentrazione
  • Maggiore resilienza (no single point of failure)
  • Possibilità di sfruttare i servizi migliori di ciascun provider

Svantaggi:

  • Complessità di governance
  • Necessità di competenze specialistiche per ciascuna piattaforma
  • Overhead di integrazione

Quando sceglierlo: Nel caso di banche anche “digital-first”, di gruppi con elevata maturità cloud, e in necessità di scaling globale.

Modello 3: Cloud sovrano nazionale

Un framework in evoluzione grazie al Polo Strategico Nazionale:

Caratteristiche:

  • Utilizzo di infrastrutture cloud certificate a livello nazionale
  • Compliance nativa con normative italiane ed europee
  • Supporto istituzionale nella gestione delle relazioni con il provider
  • Interoperabilità con la PA digitale

Vantaggi:

  • Massima aderenza ai requisiti di sovranità digitale
  • Semplificazione negli audit e nei rapporti con le autorità
  • Possibile prioritizzazione nell'accesso a nuovi servizi pubblici digitali

Svantaggi:

  • Ecosistema di servizi ancora in evoluzione
  • Minore ampiezza dell'offerta rispetto ai grandi hyperscaler
  • Dipendenza dalle scelte strategiche nazionali

Quando sceglierlo: nel caso di istituti di credito cooperativo e di banche regionali, e in necessità di forte allineamento con strategie pubbliche.

 

 

Test di resilienza operativa banking e finance: da obbligo a vantaggio strategico

Il Regolamento DORA introduce l'obbligo di testare periodicamente la resilienza operativa. Ma oltre all'adempimento normativo, i test rappresentano un'opportunità per verificare realmente la tenuta dell'infrastruttura cloud e identificare vulnerabilità prima che si manifestino in scenari reali.

Tipologie di test richieste

Basic testing (tutte le banche)

  • Vulnerability assessment trimestrale
  • Test di disaster recovery almeno annuale
  • Verification degli accessi e dei controlli di sicurezza

Advanced testing (banche significative)

Scenario testing (tutte)

  • Simulazione di indisponibilità prolungata del cloud provider
  • Test di failover tra regioni o provider diversi
  • Verifica dei tempi di recovery effettivi vs SLA

Come organizzare i test: best practice

1. Coinvolgere il provider cloud fin dall'inizio

Molti provider offrono framework di testing e ambienti dedicati. Sfruttarli permette di condurre test più realistici senza impattare la produzione.

2. Documentare tutto

I regulator vogliono vedere:

  • piano dei test (scope, metodologia, frequenza)
  • risultati oggettivi con evidenze misurabili
  • gap identificati e piano di remediation
  • re-test per verificare l'efficacia delle azioni correttive

3. Testare anche gli aspetti non tecnici

La resilienza non è solo tecnologica:

  • funziona davvero la comunicazione interna in caso di crisi?
  • i team sanno chi contattare e quando?
  • le procedure sono chiare o ambigue?

4. Simulare scenari realistici

Esempi di scenari da testare:

  • ransomware che cripta i backup nel cloud
  • DDoS che satura la connettività verso il cloud provider
  • failure a cascata: un servizio cloud down ne impatta altri
  • data breach con necessità di notifica in 72 ore.

 

Roadmap operativa verso la conformità 2026

Tradurre questi principi in un piano d’azione concreto richiede un approccio strutturato e progressivo. Per questo proponiamo una roadmap articolata in 4 fasi, pensata per adattarsi alle diverse dimensioni e complessità organizzative delle organizzazioni in ambito banking e finance.

Fase 1: Assessment e prioritizzazione (Q1 2026)

Obiettivo: Fotografare lo stato attuale e identificare gap critici

Attività:

  • Mappatura completa workload cloud e fornitori
  • Gap analysis vs requisiti DORA, NIS2, Banca d'Italia
  • Valutazione maturità governance interna
  • Analisi contratti esistenti vs. clausole necessarie
  • Risk assessment concentrazione fornitori

Deliverable:

  • Executive summary per il board
  • Lista prioritizzata di gap da colmare
  • Budget indicativo per remediation.

Fase 2: Quick wins e fondamenta (Q1-Q2 2026)

Obiettivo: Affrontare i rischi più evidenti e costruire governance

Attività:

  • Rinegoziazione contratti più critici
  • Creazione/rafforzamento Cloud Center of Excellence
  • Implementazione cloud governance platform
  • Primi audit indipendenti su fornitori top
  • Formazione management su DORA compliance

Deliverable:

  • Almeno 3 contratti critici conformi
  • Policy framework cloud approvato dal board
  • Primo ciclo di audit completato.

Fase 3: Scale e automazione (Q3 2026)

Obiettivo: Estendere la conformità e renderla sostenibile

Attività:

  • Rollout policy-as-code su tutti gli ambienti cloud
  • Test di resilienza avanzati (TLPT se applicabile)
  • Estensione audit a tutti i fornitori critici
  • Implementazione continuous compliance monitoring
  • Sviluppo exit strategy per workload principali

Deliverable:

  • 80%+ workload sotto governance automatizzata
  • Almeno un test TLPT completato
  • Dashboard compliance real-time operativa.

Fase 4: Ottimizzazione e continuous improvement (Q4 2026 e oltre)

Obiettivo: Mantenere e migliorare, preparare evoluzioni normative

Attività:

  • Ciclo regolare di test e remediation
  • Valutazione nuovi provider e tecnologie emergenti
  • Benchmark con peer e best practice internazionali
  • Preparazione a DORA 2.0 e future evoluzioni
  • Trasformazione della compliance in competitive advantage

Deliverable:

  • Compliance cloud "business as usual"
  • Posizionamento come leader di settore
  • Riduzione costi operativi tramite efficienza.

 

Checklist esecutiva: 12 domande per il board

Prima di approvare una strategia cloud strutturata e/o una roadmap per il 2026, il board dovrebbe assicurarsi di avere risposte chiare alle seguenti domande:

  1. Abbiamo mappato TUTTI i fornitori cloud che utilizziamo, inclusi quelli scelti dalle business unit senza procurement centralizzato?
  2. I nostri contratti cloud ci danno diritto di audit illimitato presso provider e sub-fornitori?
  3. Sappiamo esattamente dove risiedono i dati dei nostri clienti in questo momento e possiamo dimostrarlo al regulator?
  4. Quanto tempo ci serve per migrare completamente da ciascun provider cloud critico? Lo abbiamo mai testato?
  5. Il management è stato formato sui requisiti DORA e sulla propria responsabilità personale?
  6. Abbiamo condotto almeno un test di resilienza avanzato nell'ultimo anno?
  7. Esiste un processo chiaro per approvare nuovi servizi cloud prima che vengano utilizzati in produzione?
  8. Monitoriamo in tempo reale la conformità o lo scopriamo solo durante gli audit?
  9. I nostri team hanno le competenze necessarie per valutare criticamente i fornitori cloud?
  10. Abbiamo quantificato il rischio di concentrazione e definito limiti massimi per fornitore?
  11. Le nostre policy di sicurezza cloud sono applicate automaticamente o dipendono dalla diligenza dei singoli team?
  12. Siamo pronti a un'ispezione Banca d'Italia sul cloud con 48 ore di preavviso?

 

Trasformare la compliance in un vantaggio competitivo con Impresoft 4ward

La compliance cloud nel banking è probabilmente il nuovo terreno di gioco competitivo dove si distingueranno le banche che hanno saputo interpretare correttamente la trasformazione digitale e quelle che non l’hanno saputo fare.

Il Regolamento DORA, NIS2 e le disposizioni nazionali, sebbene abbiamo imposto agli istituti un perimetro di adeguamento molto stringente, non costituiscono un freno all'innovazione e al rinnovamento delle infrastrutture cloud. Piuttosto, rappresentano un leitmotiv a guidarle verso modelli di compliance più robusti e sostenibili.

Tuttavia, affrontare questo percorso richiede competenze specialistiche che poche banche possono sviluppare completamente in-house. La scelta del partner tecnologico diventa quindi strategica.

Impresoft 4ward si posiziona come compliance enabler per il settore bancario e finance, con un approccio che integra expertise normativa verticale, technical capacity avanzate e metodologie di assessment consolidate.

In un settore dove la posta in gioco è la stabilità di un sistema delicato come quello finanziario, avere al proprio fianco un partner che sappia sia valutare il livello di maturità tecnologica delle tue infrastrutture, sia come mettere a terra soluzioni allineate alle attuali dinamiche normative fa la differenza tra subire la compliance e guidarla.

Il 2026 è domani. Le banche che iniziano oggi costruiranno un vantaggio difficilmente recuperabile dai ritardatari.

Impresoft 4ward