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#RoadToAIcompass2026: L'AI non accelera i processi. Li riscrive - Episodio 4 di 8

Scritto da Dino De Luca | Sep 24, 2026, 7:30:01 AM

Quando un'azienda decide di introdurre l'Intelligenza Artificiale, il primo istinto è quasi sempre lo stesso: cercare dove sia possibile risparmiare tempo, ridurre le attività manuali, automatizzare i passaggi ripetitivi e velocizzare le approvazioni. Preparare documenti in pochi secondi è solo uno degli esempi più immediati. È un istinto naturale: chi vuole ottimizzare i processi aziendali parte quasi sempre chiedendosi come fare prima le stesse cose, invece di chiedersi se vadano ancora fatte.

Si tratta di un approccio perfettamente comprensibile. Del resto, ogni rivoluzione tecnologica ha promesso maggiore efficienza. Ed è proprio questo il motivo per cui molte iniziative AI producono risultati inferiori alle aspettative: stanno migliorando processi progettati per un mondo che non esiste più, invece di ripensarli.

L'AI, infatti, non nasce per accelerare ciò che già facciamo, ma per offrirci l'opportunità di riprogettare i processi aziendali.

L'efficienza è solo il primo livello

Pensiamo al processo di approvazione di un'offerta commerciale. Arriva una richiesta, il commerciale raccoglie le informazioni, coinvolge l'ufficio tecnico, attende una risposta, verifica i costi, prepara una bozza e, infine, il responsabile approva la proposta prima dell'invio al cliente.

L'AI può certamente velocizzare molti di questi passaggi: può preparare documenti, compilare campi, recuperare informazioni e generare bozze. Il processo, però, rimane sostanzialmente identico e richiede semplicemente meno tempo. Nella maggior parte dei casi non rappresenta una vera trasformazione.

Molte aziende tendono quindi a chiedersi: "Come possiamo usare l'AI in questo processo?"

La domanda davvero importante, però, è un'altra: "Se progettassimo oggi questo processo da zero, sapendo che esiste l'AI, lo costruiremmo davvero nello stesso modo?"

È una domanda molto più scomoda, perché mette in discussione passaggi che da anni consideriamo inevitabili. Serve davvero produrre quel report? Ha ancora senso quel livello di approvazione? Perché raccogliamo due volte la stessa informazione? Perché attendiamo giorni per attività che potrebbero essere svolte in pochi minuti? L'AI, in fondo, ci invita soprattutto a eliminare ciò che non serve più.

I processi sono figli dei limiti tecnologici

Molti processi aziendali non sono stati progettati perché fossero i migliori possibili. Sono stati progettati perché rappresentavano la soluzione migliore con la tecnologia disponibile in quel momento.

Pensiamo a quante attività esistono soltanto perché le informazioni sono distribuite tra sistemi diversi. Oppure perché una persona deve cercare manualmente documenti. O, ancora, perché nessuno riesce ad avere una visione completa della situazione.  Molte di queste attività nascono da processi analogici non ancora digitalizzati.

L'AI riduce molti di questi vincoli. La conoscenza aziendale può essere recuperata in pochi secondi, i dati possono essere correlati automaticamente e le informazioni possono essere sintetizzate e contestualizzate.

Se cambiano i vincoli, è naturale che cambino anche i processi. Continuare a utilizzare gli stessi significa rinunciare a una parte importante del potenziale dell'Intelligenza Artificiale.

Dall'automazione al redesign

Per anni automatizzare ha significato prendere un'attività esistente e farla eseguire da un software. È la logica classica dell'automazione dei processi aziendali: si interviene sul singolo passaggio, non sul disegno complessivo del processo.

L'AI apre invece una prospettiva completamente diversa. Non si limita a eseguire attività, ma può leggere, comprendere, correlare informazioni, proporre soluzioni e collaborare con persone e altri sistemi. Proprio per questo rende possibile una disciplina differente: il process redesign. Spesso questo significa anche rivedere e modernizzare le applicazioni legacy su cui quei processi sono stati costruiti.

Non si tratta più di chiedersi come velocizzare un flusso, ma di capire quale sia il modo migliore per raggiungere un risultato. È lo stesso salto culturale che, negli ultimi anni, ha portato il business process management a evolvere da semplice disciplina di documentazione a leva strategica.

Sono due approcci profondamente diversi: il primo migliora il processo esistente, mentre il secondo ripensa il processo e, quando necessario, lo reinventa.

Immaginiamo, ad esempio, il processo di gestione di un ticket di assistenza. Nel modello tradizionale il cliente apre una segnalazione, un operatore legge il problema, cerca la documentazione, coinvolge altri colleghi e formula una risposta.

Con l'AI il primo pensiero è spesso quello di automatizzare alcune di queste attività. Ma proviamo a osservare il problema da un'altra prospettiva. E se il cliente ricevesse assistenza ancora prima di aprire il ticket? E se un agente verificasse automaticamente la configurazione, recuperasse la documentazione corretta, proponesse una soluzione personalizzata e coinvolgesse un tecnico soltanto quando realmente necessario?

In questo caso non abbiamo accelerato il processo: lo abbiamo completamente riscritto.

 

Ripensare il flusso, non il singolo passaggio

Uno degli errori più comuni consiste nell'osservare i processi concentrandosi esclusivamente sulle singole attività.

In realtà, il valore nasce soprattutto dalle connessioni. Quante informazioni vengono trasferite da una persona all'altra? Quante decisioni vengono prese senza avere tutti gli elementi? Quanti tempi morti esistono semplicemente perché qualcuno è in attesa di una risposta?

L'AI interviene proprio su queste connessioni: riduce gli attriti, elimina le attese, distribuisce meglio le informazioni e rende possibile un'organizzazione più fluida.

Per questo motivo il redesign dei processi non rappresenta un esercizio tecnologico, ma prima di tutto un esercizio organizzativo.

Il vantaggio competitivo

Fra qualche anno tutte le aziende avranno accesso agli stessi modelli, agli stessi agenti e alle stesse piattaforme di AI. Il vantaggio competitivo non nascerà quindi dalla tecnologia, ma dalla capacità di ridisegnare il modo in cui il lavoro attraversa l'organizzazione.

L'automazione migliora un processo. L'AI, invece, permette di chiedersi se quel processo debba continuare a esistere nella stessa forma.

Le aziende che si limiteranno ad accelerare i processi otterranno qualche punto percentuale di efficienza. Quelle che avranno il coraggio di riscriverli costruiranno nuovi modelli operativi. È proprio qui che si giocherà una parte importante della competitività dei prossimi anni.

Quando cambiano i processi, cambia inevitabilmente anche il modo in cui le persone collaborano. I confini tra le funzioni diventano meno rigidi, le competenze si ricombinano continuamente e nascono nuove forme di collaborazione tra persone e AI.

Ed è proprio qui che anche il concetto di team inizia a evolvere. Ne parleremo nel prossimo episodio.

Episodio 5 – I team non saranno più stabili. Saranno adattivi.

Molti progetti AI producono miglioramenti limitati perché intervengono su processi già esistenti.

In Impresoft 4WARD affrontiamo il tema in modo diverso: attraverso la nostra Expedition Unit aiutiamo le aziende a ripensare i processi insieme al business, individuando dove l'AI possa eliminare attività, redistribuire decisioni e creare nuovi modelli operativi, anziché limitarsi a velocizzare quelli attuali.

Il tema del process redesign sarà anche uno dei protagonisti di AI Compass 2026, dove presenteremo casi reali di aziende che hanno utilizzato l'Intelligenza Artificiale non per fare meglio le stesse cose, ma per lavorare in modo completamente diverso.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra automazione e process redesign? L'automazione velocizza un processo esistente lasciandolo sostanzialmente invariato; il process redesign lo ripensa da zero, eliminando passaggi che non servono più.

Perché non basta "velocizzare" un processo con l'AI? Perché il processo resta legato a vincoli tecnologici che oggi non esistono più: velocizzarlo senza ripensarlo significa ottenere solo un guadagno marginale di efficienza.

Da dove si parte per riprogettare un processo aziendale con l'AI? Dalle connessioni tra le attività, non dal singolo passaggio: si analizza dove nascono le attese, le duplicazioni e i colli di bottiglia, spesso legati a processi analogici non ancora digitalizzati (ne parliamo anche più sopra in questo articolo).

Il process redesign richiede necessariamente nuovi strumenti IT? Non sempre, ma spesso sì: quando i sistemi legacy sono parte del vincolo originario, va valutata anche una loro modernizzazione, non solo il ridisegno organizzativo.


AI Compass 2026 — 29 ottobre 2026, Ruote da sogno, Reggio Emilia

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